
«È tempo di una nuova Biennale del Dissenso, come quella del 1977, che diede voce agli artisti ribelli di Urss e Paesi dell’Est. Bisogna ripensare o definire meglio cosa la Mostra d’arte vuole rappresentare, se una vetrina dei governi statali, o una piattaforma libera di espressione: per essere quest’ultima cosa, deve sfilarsi dai governi», dice Katia Margolis, artista russa cresciuta negli anni del totalitarismo sovietico. Ha visto e subito le persecuzioni e le epurazioni del regime. Vent’anni fa è arrivata a Venezia, in vacanza, se ne è innamorata e non è più…